Blog-based peer review

Spieghiamo innanzitutto il titolo: con peer review si intende, in particolare nel mondo scientifico, la verifica a cui viene sottoposto un articolo o un saggio prima di essere pubblicato, attraverso l’esame fatto da tre o quattro specialisti che valutano la qualità scientifica del testo. Il tutto si svolge in modo anonimo: il nome dell’autore non è conosciuto dagli specialisti; gli eventuali commenti o le critiche giungono all’autore senza conoscere il nome degli specialisti. Il sistema funziona anche nel campo saggistico o letterario in modo non chiaramente formalizzato: un editore o il direttore di una rivista può far leggere un nuovo romanzo o un nuovo saggio a consulenti di sua fiducia, per avere una conferma della pubblicazione. Wikipedia traduce letteralmente le parole inglesi con l’espressione “revisione paritaria” e sostiene  la validità di questa procedura con la seguente motivazione:

La ragione principale della revisione paritaria è che è molto difficile per un singolo autore, o per un gruppo di ricerca, riuscire ad individuare tutti gli errori o i difetti di uno studio complesso. Questo non perché le inesattezze siano aghi nel pagliaio, ma perché in un prodotto intellettuale nuovo e talvolta eclettico, un’opportunità di miglioramento può essere visibile soltanto a persone con conoscenze molto specifiche. Di conseguenza mostrare il proprio lavoro ad altri aumenta la probabilità che le debolezze vengano identificate e, grazie a consigli e incoraggiamenti, corrette. L’anonimato e l’indipendenza dei revisori hanno lo scopo di incoraggiare critiche aperte e scoraggiare la parzialità nelle decisioni sul finanziamento e la pubblicazione.

Con blog-based si intende, invece, un “sistema basato sui blog”, ossia l’idea di utilizzare il contenitore blog per sottoporre a peer review un testo in via di pubblicazione. Si tratta di un esperimento innovativo condotto da Noah Wardrip-Fruin, professore di comunicazione presso l’Università di California a San Diego, curatore di ben tre antologie sulle caratteristiche dei new media pubblicate dalla prestigiosa MIT Press e tra gli animatori del blog  multiautore “Grand Text Auto” dedicato alla narrativa, ai giochi, alla poesia e all’arte in ambiente digitale.


L’esperimento è iniziato in questi giorni con l’appoggio dell’”Institute for the Future of the Book”, un centro di ricerca newyorkese dedicato allo studio e all’invenzione delle nuove forme di discorso nell’epoca della rete. La sede utilizzata è il proprio il blog multiautore Grand Text Auto che raccoglie un’ampia comunità di esperti e di appassionati della nuova dimensione digitale di rete. Il testo utilizzato è Expressive Processing: Digital Fictions, Computer Games, and Software Studies, il futuro libro che Noah Wardrip-Fruin pubblicherà per la MIT Press. Le ragioni dell’autore sono espresse in questo modo:

I blog avevano già cambiato il mio modo di lavorare come
studioso e come creatore di media digitali. Tra una conferenza e
l’altra, la lettura dei blog è stato un modo per tenersi aggiornati
sullo stato dell’arte – e ho ben presto capito che i blog contengono
anche ricerche allo stato grezzo, primi risultati e altre informazioni
utili che non vengono neanche presentate nelle conferenze (…) Dato
che nel nostro campo di ricerca le maggiori expertise si trovano fuori
del mondo accademico (come in molti altri settori: dal cinema degli
anni ‘50 alla storia della guerra civile) la comunità del blog “Grand
Text Auto” mi ha fornito un grandissimo aiuto. Così, scrivendo i
capitoli del libro Expressive Processing, ho citato spesso i post o i commenti del blog e mi è stato subito chiaro che avrei voluto che la peer review fosse affidata alla comunità che ruota intorno a “Grand Text Auto”.

 Il sistema utilizzato è molto ingegnoso. Nel sito viene pubblicato il testo dell’autore con i paragrafi ben distanziati e gli utenti registrati possono intervenire su ogni singolo paragrafo inserendo osservazioni, suggerimenti e critiche. Il processo è aperto e trasparente: gli interventi sono estremamente puntuali e possono offrire all’autore un valore aggiunto. Eccone un esempio.

grand_text.jpg

In fondo tutti coloro che scrivono sono abituati a far leggere le prime
stesure a persone di riferimento, di cui hanno stima. Qui il
sistema si allarga a una comunità che interviene sul
processo ideativo dell’autore. La tradizionale peer review si avvicina a una forma di scrittura collaborativa.

Chi è Noah Wardrip-Fruin


È un artista dei media digitali, uno scrittore e un ricercatore. La sua
arte/scrittura crea nuove esperienze letterarie attraverso la meccanica
del gioco, l’interazione corporea e l’esplorazione del potenziale della
rete. I suoi progetti sono stati presentati in gallerie, festival e
conferenze scientifiche e sono stati esposti al Whitney Museum e al
Guggenheim Museum di New York. Ha recentemente curato tre antologie: The New Media Reader (2003, con Nick Montfort); First Person: New Media as Story, Performance, and Game (2004, con Pat Harrigan); Second Person: Role-Playing and Story in Games and Playable Media
(in corso di pubblicazione, sempre con Harrigan), tutte pubblicate
dalla MIT Press. Ha condotto ricerche alla New York University, ha 
insegnato scrittura creativa alla Brown University ed è stato docente
alla Università di Baltimore. Dal 2006 insegna Comunicazione alla
Università di California di San Diego. È anche vice-president della
Electronic Literature Organization.

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