Un sito, un blog e altri strumenti del social software, come i video di YouTube o le foto di Flickr, accompagnano lo sviluppo di una nuova collana che si caratterizza attraverso due colori: il verde e il nero.
Verde come la natura, l’ecologia, lo sviluppo sostenibile; nero dal noir francese, ossia come racconto avvincente in cui importante non è la soluzione del
caso (come nei gialli classici), ma la comprensione delle cause del
crimine e dell’illecito.
“VerdeNero” diventa in una sola parola il titolo della collana tematica realizzata dalle Edizioni Ambiente in collaborazione con Lega Ambiente. L’asse editoriale ruota intorno all’espressione “ecomafia”, un neologismo che vuole circoscrivere le attività criminali ai danni dell’ambiente naturale e storico-culturale. Di quali attività si tratta?
Attività poste in essere da organizzazioni malavitose senza scrupoli che avvelenano l’aria, i fiumi, i mari, i terreni agricoli, sventrano montagne e colline, rubano l’acqua, incendiano boschi e foreste, cementificano le coste, i parchi e i luoghi più belli. Convenzionalmente si suole dividere l’ecomafia in quattro grandi macro-crimini: ciclo dei rifiuti, ciclo del cemento, racket degli animali, “archeomafia”.