aNobii

I servizi innovativi del Web 2.0 permettono di condividere in linea diverse tipologie di contenuti e informazioni, di contatti e di rapporti: dalle fotografie su Flickr alle diapositive su Slideshare, dai filmati su Youtube ai bookmark su del.icio.us, dagli amici su Facebook ai colleghi di lavoro o di settore su Linkedin.

Meno conosciuto, ma non per questo meno interessante dal nostro punto di vista, è il servizio gratuito lanciato nell’agosto 2005 da una società con sede a Hong Kong: si tratta di aNobii, una rete sociale che permette di condividere in linea collezioni personali di libri: l’utente inserisci nel proprio spazio schede sui testi in lettura o già letti e può decidere di farle vedere o no agli altri partecipanti.

aNobii è una variante della prima parola con cui è indicato in zoologia un tarlo del legno, che si annida anche nei libri: l’Anobium punctatum. La doppia “i” finale non è un errore, ma dipende dal fatto che il dominio “anobi.com” era stato già assegnato. Con aNobii è possibile catalogare i propri libri e scoprire i testi proposti dagli altri utenti. Al momento sono più di 4 milioni i volumi schedati.

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Il ritorno di Fahrenheit 451

Ci sono libri che lasciano il segno e ritornano a distanza di tempo all’attenzione, in forme anche diverse e attualizzate. In “Editing and Publishing” abbiamo parlato di longseller per segnalare quei titoli che dimostrano una vitalità pluriennale, fuori delle mode e delle strategie editoriali di mercato. Vi sono altri testi che, nel corso del tempo, ispirano trasposizioni sul grande schermo o a teatro, diventano l’emblema di punti di incontro e sono presenti diffusamente nella rete Internet.

fahrenheit.jpgÈ sicuramente il caso di Fahrenheit 451, fortunato romanzo di fantascienza di Ray Bradbury pubblicato all’inizio degli anni Cinquanta. La storia è ambientata in un futuro ravvicinato, in una società che ha deciso di mettere al bando la lettura dei libri e ha imposto l’uso della televisione per istruirsi, informarsi e divertirsi. Il protagonista è un vigile del fuoco, addetto proprio al rispetto della legge contro la lettura, che casualmente e lentamente si accorge della insensatezza della sua vita e dei benefici che può ricevere dalla conoscenza attraverso i libri.

fahrenheit_film.jpgNel 1966 il regista francese François Truffaut aveva trasposto il racconto adattandolo per il grande schermo, con alcune soluzioni di grande suggestione, non presenti nel testo originale, come ad esempio gli uomini-libro, persone che hanno imparato a memoria i libri per trasmetterli alle generazioni future e che si chiamano con il titolo del libro che hanno studiato. Un’immagine, quest’ultima, improntata a un forte pessimismo e in parte riconducibile alla poetica di Truffaut, ma lontana dalla visione più positiva espressa nel finale da Bradbury,

Chi volesse (ri)vedere il film può partecipare all’iniziativa promossa dalla Fondazione Lelio e Lisli Basso “Cinema in biblioteca” che inizia il 6 marzo 2008 alle ore 16. Introdurranno Luciano Canfora e  Fabio Troncarelli con interventi sul tema “Libri all’indice e censura”. L’invito per partecipare è qui.

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Blog-based peer review

Spieghiamo innanzitutto il titolo: con peer review si intende, in particolare nel mondo scientifico, la verifica a cui viene sottoposto un articolo o un saggio prima di essere pubblicato, attraverso l’esame fatto da tre o quattro specialisti che valutano la qualità scientifica del testo. Il tutto si svolge in modo anonimo: il nome dell’autore non è conosciuto dagli specialisti; gli eventuali commenti o le critiche giungono all’autore senza conoscere il nome degli specialisti. Il sistema funziona anche nel campo saggistico o letterario in modo non chiaramente formalizzato: un editore o il direttore di una rivista può far leggere un nuovo romanzo o un nuovo saggio a consulenti di sua fiducia, per avere una conferma della pubblicazione. Wikipedia traduce letteralmente le parole inglesi con l’espressione “revisione paritaria” e sostiene  la validità di questa procedura con la seguente motivazione:

La ragione principale della revisione paritaria è che è molto difficile per un singolo autore, o per un gruppo di ricerca, riuscire ad individuare tutti gli errori o i difetti di uno studio complesso. Questo non perché le inesattezze siano aghi nel pagliaio, ma perché in un prodotto intellettuale nuovo e talvolta eclettico, un’opportunità di miglioramento può essere visibile soltanto a persone con conoscenze molto specifiche. Di conseguenza mostrare il proprio lavoro ad altri aumenta la probabilità che le debolezze vengano identificate e, grazie a consigli e incoraggiamenti, corrette. L’anonimato e l’indipendenza dei revisori hanno lo scopo di incoraggiare critiche aperte e scoraggiare la parzialità nelle decisioni sul finanziamento e la pubblicazione.

Con blog-based si intende, invece, un “sistema basato sui blog”, ossia l’idea di utilizzare il contenitore blog per sottoporre a peer review un testo in via di pubblicazione. Si tratta di un esperimento innovativo condotto da Noah Wardrip-Fruin, professore di comunicazione presso l’Università di California a San Diego, curatore di ben tre antologie sulle caratteristiche dei new media pubblicate dalla prestigiosa MIT Press e tra gli animatori del blog  multiautore “Grand Text Auto” dedicato alla narrativa, ai giochi, alla poesia e all’arte in ambiente digitale.

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Sperimentazione tra la carta e la rete

Si presenta come una «esperienza di intrattenimento senza precedenti», mettendo da parte ogni falsa modestia.
Confonde i generi tradizionali miscelando il romanzo con i fumetti e con la rete Internet.
Ripropone la forma a puntate del racconto o riprende il concetto televisivo di serial.
Utilizza il trailer, su cui vedi questo post, e forme di marketing editoriale innovativo.
Spazia tra la rete e la carta ricorrendo al print on demand di Lulu, su cui vedi quest’altro post.
Non disdegna il ricorso al blog come diario in itinere del progetto e come termometro attivo delle reazioni dei lettori e degli utenti.
Invita gli appassionati a seguire lo sviluppo del lavoro partecipando alla fucina editoriale e contribuendo anche alla creazione degli snodi narrativi.
Si apre alla consulenza di economisti dell’e-business (Vladi Finotto di First Draft) per dimensionare la valenza on-line dell’iniziativa.
Propone, insomma, una sperimentazione a 360 gradi che integra la multimedialità e la interattività nel campo della letteratura e delle arti visive.
graphic-net-novel.jpgStiamo parlando di United We Stand, il primo graphic net-novel italiano, sceneggiato dallo scrittore Simone Sarasso e illustrato dal disegnatore Daniele Rudoni.
Sono previste sei uscite nel corso di quest’anno per le parti/capitoli del racconto: il volume 1 il 28 gennaio, il 2 il 28 aprile, il  3 il 30 giugno, il 4 il 1° settembre, il 5 il 3 novembre 2008 e il 6 gennaio del 2009.
Sono gli stessi autori a presentare l’intreccio del romanzo e le sue caratteristiche.

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Libero di scrivere

Il I dicembre a Genova, presso la Biblioteca Berio e il BerioCafé, si svolge un “Open Day&Night” per festeggiare l’ottavo anno di attività della casa editrice Libero di scrivere, promossa nel 1999 da Antonello Cassan.
Il programma copre l’arco dell’intera giornata dalle 10 del mattino
alla sera con mostre di fotografie, tour guidato della città di Genova,
conferenza stampa, laboratori didattici, momenti conviviali con gli
autori, premiazioni, danza e cabaret.
È un giorno importante per una
piccola casa editrice che molti anni fa ha scommesso sulla rete come
dimensione innovativa per dare visibilità ai giovani talenti
esordienti, senza imporre forme obbligate di cofinanziamento (“io
editore pubblico le tue poesie e tu esordiente compri una parte della
tiratura”).

logoLiberodiscrivere.jpgAntonello Cassan garantisce una risposta a tutti entro sei mesi dalla ricezione del manoscritto: in caso di giudizio positivo sul testo offre l’editing gratuito e il riconoscimento di un diritto d’autore fino al 25% del prezzo di copertina. Inoltre:

Archivio il file del libro completo di codice ISBN (identifica univocamente e a livello mondiale il libro e l’Autore), lo pubblico in 12 copie per gli obblighi di legge e per l’archivio e stampo altre copie solo quando richieste. Inserisco il libro nel nostro catalogo virtuale e cartaceo.
Vendo principalmente i libri su internet o direttamente nelle fiere, mostre e presentazioni organizzate da me o dall’ Autore.
Non faccio pagare le spese di spedizione ai Lettori che acquistano i libri direttamente dal sito www.Liberodiscrivere.it .

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Book 2.0

bezoskindle.gifNel blog di “Editoria multimediale” il tema del destino dei libri nell’epoca digitale era stato introdotto alcuni mesi fa, suscitando anche una certa discussione. Sulla copertina dell’ultimo numero di «Newsweek» la questione ritorna con la foto di uno strano oggetto, che ha la forma di un libro, la tastiera di uno strumento digitale e uno schermo con il titolo “i libri non sono morti”. La scritta più piccola in rosso recita a mo’ di correzione la frase: “Stanno soltanto diventando digitali” e, soprattutto, il viso sornione nascosto dietro lo schermo è quello di Jeff Bezos, il fondatore di Amazon, la più grande libreria virtuale del mondo.
L’oggetto misterioso si chiama Kindle ed è il nuovo lettore di libri digitali, che Amazon si appresta a mettere in commercio per poco meno di 400 dollari (circa 275 euro al cambio attuale). Non si tratta di una replica o di un concorrente del Reader prodotto dalla Sony in commercio dallo scorso anno: vuole essere qualcosa di più, una sorta di Book 2.0, ossia un servizio completo per i lettori di libri.

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I colori sullo schermo e sulla carta

Guardando uno schermo di computer i colori e le forme sono creati attraverso una fitta griglia di punti (pixel) illuminati. In particolare, i colori sono ottenuti combinando il rosso, il giallo e il blu (RGB) in differenti combinazioni e intensità: si parla in questo caso di una sintesi additiva dei colori (una variabile a parte è data dalla scheda grafica del computer che può migliorare e arricchire la qualità della risoluzione, ma non modificare il principio della sintesi).
Su un libro stampato i colori e le forme si vedono attraverso la composizione dei pigmenti dell’inchiostro: in questo caso i colori sono percepiti attraverso l’assorbimento e la riflessione della luce sulla superficie della carta inchiostrata. Il principio è opposto: si parla di sintesi sottrattiva del colore attraverso la composizione di quattro colori fondamentali (il ciano, il magenta, il giallo e il nero o CMYK nei sistemi tipografici). Le variazioni della qualità della stampa possono dipendere dal tipo di macchine utilizzate, ma anche in questo caso la particolarità tecnologica non inficia il principio alla base della percezione.

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La pagina di un libro e la pagina di un sito

Che cosa hanno in comune la pagina di un libro e la pagina di un sito?

  • la forma in primo luogo: nel libro essa è data dal formato e dalle scelte di impaginazione del grafico. Nella pagina di un sito la forma è data dalle dimensioni, questa volta sullo schermo, e dal layout (a 1, 2, 3, 4 colonne).
  • Il contenuto poi: nel libro può essere a titolazione semplice e con flusso continuo, oppure strutturato in parti, sezioni, capitoli, paragrafi, sottoparagrafi, ecc. Nel sito il testo è difficilmente presentato in forma continua ed è suddiviso in blocchi con titolo, abstract e collegamento al seguito.
  • Il paratesto, ossia tutti gli elementi accessori che guidano alla lettura e alla consultazione: nel libro principalmente le note, gli indici, la bibliografia, ecc. Nel sito la mappa, i link, le faq (frequently asked question), alcuni strumenti di navigazione come le “briciole di pane”, ecc. 

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